Pacific Garbage patch o il Garbage Vortex, o Pacific Trash Vortex, un gigantesco ammasso di plastica galleggiante grande da essere considerato un nuovo continente. L’isola dei rifiuti ha cominciato a formarsi negli anni ’50, quando lo spreco di plastica, ma anche di altri materiali, ha cominciato a diventare eccessivo, e questi, in un modo o nell’altro, finivano nei mari, negli oceani. Le correnti dell’oceano Pacifico hanno generato vortici a spirale che nella sua parte centro-boreale hanno aggregato questi rifiuti creando la famigerata isola di plastica (the Great Pacific Garbage Patch).

La produzione mondiale di plastica è aumentata dai 265 milioni di tonnellate del 2011 ai 280 milioni del 2012. Circa due terzi di questi materiali (pvc, polistirene, poliuretano, policarbonato) sono impiegati per l’imballaggio di merci e cibi destinati al consumo.

Secondo Nature, meno del 50% dei rifiuti plastici è stato riciclato o è finito in discarica, il resto è stato disperso in natura: soprattutto nei fiumi e in mare, dove finisce nelle pance di pesci, cetacei, tartarughe, uccelli e altre creature marine. Secondo l’Onu il 50% delle plastiche in commercio contiene ingredienti altamente tossici e cancerogeni (diossina, Pcb) che, attraverso la catena alimentare (pesce, alghe), finisce nell’organismo umano alimentando tumori. Sempre l’Onu valuta in 5 milioni i pezzi di plastica che vengono scaricati ogni giorno negli oceani.

Il mediteranno non sta certo meglio, secondo alcune ricerche la plastica si è invece disintegrata in 250 miliardi di micro frammenti di pochi cm che vengono ingeriti dai pesci contaminando anche qui la catena alimentare in senso cancerogeno.

 

http://www.plasticvortex.org/

http://www.greenpeace.org/international/en/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex/

http://www.garbagepatchstate.org/



One Response to “Un continente di rifiuti”

  1.   LUNAtico Says:

    Ma no dai, adesso vedi che ritorna LUNArdi e fa un de-cretino e li classifica come non-rifiuti!

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